Nowalk2 cap 5 : Realtà
Iniziavo a lasciare andare i pensieri e ad entrare in uno stato di attenzione …
I bambini ridevano.
Ma non era leggerezza.
Era qualcosa che non avevano ancora imparato a nascondere.
Pensieri grezzi. Non filtrati.
—Allora ragazzi , oggi vi dirò solo ciò che serve per le prossime lezioni
Il prof. Fiorucci sembra il tipo serio che fa battute da adulti , che i ragazzini non capiranno mai… ma almeno attirerà l'attenzione .
— Dai , silenzio , non vi sto dicendo di lavorare.
Eccolo la …
—Silenzio
Il prof batte le mani sulla cattedra .
—Trent puoi per cortesia spiegare l'educazione ai ragazzi .
Eccolo qua …
Che noia .
Mi schiarisco la voce ..
“Allora brutti—”
Mi fermai.
No. Meglio di no.
—Allora bei ragazzi , come si ci comporta in classe ? Bisogna stare silenziosi e aprire le orecchie .
Un ragazzo mi guarda , cazzo vuole.
—Scusi prof Gallagher ma è vero che sei irlandese , mia zia è irlandese e si mette Gallagher “
E che Cazzo me ne frega di tua zia … mentre continuo ad annuire con la testa.
Diventerò scemo qui dentro .
—Eh , si , ho origini irlandesi.
Altro sguardo impertinente.
— Scusi signor Gallagher .
Mi venne voglia di sparire.
O di portarli tutti con me.
Che vuole ?
— Si ? - Metto su il sorriso di cortesia .
—Ma è vero che gli irlandesi mangiano i bambini.
Bella domanda , lo spero onestamente , perché se no , fra un po' lo faccio io .
La classe mormora
— Allora , qui nessuno mangia nessuno - dico con tono di operatore del WWF che difende qualcosa che non ha mai funzionato.
Silenzio
♦
Ogni domanda sembrava casuale. Ma non lo era.
— Cosa è vero ragazzi ? - irrompe Fiorucci .
Un ragazzino risponde
“ È vero quello che dice mamma e papà ! “
Cazzo ma hanno 13 anni mica uno .
La classe ride … era una battuta , mi ha fregato il marmocchio .
“ Ragazzi silenzio “ ribadisce il prof .
Pensai a quanto sarebbe stato facile… fare silenzio davvero.
—È vero ciò che tocchi
Sembra una voce da sapientone , un bambino.
Gli rispondo - un po' troppo in fretta.
— Allora , Coso …
La classe mi suggerisce Carl in maniera scomposta .
— Scusa Carl dicevi …
Fiorucci mi ha guardato male , ma che cazzo vuole mica sono un agenda , non ricordo il mio di nome , devo ricordare il suo ?!
“ Dicevo , che per capire se una cosa è vera la devi toccare “
Toccare.
…
Come se il mondo avesse bisogno di conferme.
Come se senza contatto… tutto potesse svanire.
La soluzione banale a problemi complessi , stringo un po' una gamba della cattedra.
È dura.
Fredda.
Reale.
O almeno… sembra.
Suona la campanella - finalmente.
— Bene ragazzi, adesso arriverà l’insegnante di geografia.
La porta si apre.
Una donna entra.
Alta. Mora. Precisa.
Dietro di lei, una ragazzina.
— Buongiorno.
— Buongiorno.
— Sono la professoressa Anna De Sanctis.
(Pausa)
— Lei è una nuova alunna. Dai, presentati.
La ragazzina fa un passo avanti.
Non guarda nessuno.
— Sono Jessica.
…
Il nome resta lì.
Non cade.
Mi passa addosso…
Lo valuto.
Senza volerlo.
♦
La prof le sfiora la spalla.
— Vai, siediti.
Jessica si muove.
Lenta.
Troppo composta per la sua età.
I miei occhi si stringono.
Un flash.
Una panchina.
Pioggia.
Una mano sporca.
Un braccio bucato.
Un respiro spezzato.
…
Non era fuori posto.
Era troppo al posto giusto.
♦
Afferro la cattedra.
Forte.
Le dita fanno male.
La superficie è dura.
È reale.
O abbastanza da convincermi.
Jessica è seduta.
Mi guarda.
Non come fanno i ragazzini.
Mi guarda come se…
mi conoscesse già.
♦
Quella ragazzina io la conoscevo , ma era impossibile.
Dovevo fare chiarezza .
♦
♦♦
Ci sono nomi che non appartengono a chi li pronuncia.
Lei
Era sempre stata li
come qualcosa che torna.
Senza fretta.
Senza errore.
In certi luoghi…
ciò che è stato lasciato indietro
non resta fermo.
Aspetta.
E quando trova un varco…
rientra.
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